Il Paraguay, la nazione che si ribella.

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Quando l’ ostilità fra cittadini e polizia era al culmine, le radio e le televisioni locali, sconsigliavano vivamente di uscire di casa per non rischiare di rimanere coinvolti negli incidenti.

Fuori città, dove non arrivava il clamore degli scontri, le persone si radunavano nei locali, davanti alla televisione, per seguire il succedersi degli eventi. Tutti erano dalla parte dei manifestanti.

 

Il Paraguay, la nazione che si ribella. Il popolo contro gli abusi di potere di un governo marcio.

Paraguay mappa

 

 

La crisi politica che ha colpito il Paraguay nell’ultimo mese è stata per certi versi devastante, sui giornali esteri se ne è parlato, a differenza di quelli italiani, senza però riuscire a far luce sulle cause scatenanti della rivolta.

 

Quali sono stati i motivi della rivolta in Paraguay?

 

Il Partido Colorado presentò una proposta di modifica della Costituzione, che fu approvata in tempo record dal Senato il 28 Marzo, tramite una sessione straordinaria.

La proposta permetteva, di reiterare il mandato presidenziale, spalancando le porte alla rielezione di Cartes, primo ministro dal 2 Febbraio 2013 e leader del Partido Colorado, alla guida del paese.

La popolazione, non gradendo affatto la modifica della Costituzione, diede subito vita alle prime proteste spontanee che degenerarono presto in violenza, scatenando di fatto una guerra civile contro le forze armate.

La polizia reagì immediatamente entrando nelle sedi dei partiti, sparando contro la folla ed uccidendo tra l’altro il giovane Rodrigo Quintana (leader del Partido Liberal) con un colpo alla testa. [Il video in fondo all’ articolo]

Il culmine delle violenze arrivò qualche ora più tardi, quando i manifestanti presero d’assalto il Congresso, distruggendo finestre e recinzioni, per poi appiccare il fuoco ad un’ala dell’edificio.

 

Paraguay - fuoco

 

Perchè si grida al colpo di stato in Paraguay?

 

Paraguay - Giovane

 

Prima di tutto bisogna fare un quadro storico: il Paraguay è una delle ultima nazioni del Sud America, ad esser uscita da una dittatura, nel 1989, durata ben 35 anni.

Alla caduta del generale Stroessner, anche lui del Partido Colorado, si dovette quindi riscrivere la Costituzione. La paura del ritorno ad un sistema dittatoriale era così forte che si decise di limitare la durata della carica di Primo Ministro ad un solo mandato legislativo, della durata di 5 anni.

 

La soluzione di Horacio Cartes

 

17/04/2017, Horacio Cartes: “Annuncio che non continuerò più a lavorare sull’ emendamento. Pertanto comunico che non ci sarà nè via nè forma con cui io mi possa presentare alle nuove elezioni politiche ”.

Per cercare di calmare le acque ulteriormente, le forze politiche hanno trovato in Miguel Tadeo Rojas (ministro degli interni e capo della polizia) un perfetto capro espiatorio destituendolo dall’ incarico.

La presa di posizione di Cartes e del suo governo però, non hanno soddisfatto del tutto i manifestanti che vogliono a tutti i costi anche le sue dimissioni.

 

Qual è la situazione oggi in Paraguay?

 

Dopo un mese, le tensioni sono ancora percepibili: i senatori che hanno votato a favore dell’ emendamento chiedono a gran voce più sicurezza e vivono letteralmente blindati in casa, terrorizzati da possibili ripercussioni. La senatrice Mirtha Gusinky, ad esempio, è stata aggredita il 1 Aprile da 20 persone mentre si trovava in un centro commerciale, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

Il Paraguay sta vivendo in una sorta di guerra fredda. Da un lato il popolo, dall’altro le istituzioni.

Alcuni cittadini festeggiano al grido “dictadura nunca mas!” (Mai più la dittatura) altri invece vivono ancora con il terrore di un colpo di stato. Anche perchè, dicono, Horacio Cartes è tanto, troppo potente. Controlla l’industria alimentare, del tabacco e dell’informazione, e, come se non bastasse, è anche accusato di narcotraffico internazionale.

Nel marzo del 2000 infatti la DINAC (l’ente del Paraguay che gestisce i traffici aerei) trovò in un terreno agricolo di Cartes chiamato “La Esperanza” un aereo carico con 343 chili di mariujana e 20 di cocaina. Infatti, fino alla sua elezione come primo ministro, gli fù proibito di entrare negli Stati Uniti e suo zio, Juan Domingo Viveros Cartes, è in un carcere di Montevideo in Uruguay. 

Anche se Cartes ha così tanto interesse nel cambiare la costituzione, in questi giorni richiama i cittadini ad avere “più predisposizione al dialogo” perché, secondo lui, “solo così si potranno preservare i principi fondamentali della democrazia”.

 

 

La mia testimonianza da Asunciòn

 

Due giorni dopo l’ inizio degli scontri, dovetti andare al centro di Asunciòn, la capitale del Paraguay, per fare dei documenti, proprio vicino al luogo della guerriglia.

Rimasi scioccato da quello che vidi: uno scenario surreale dove i danni causati dai feroci scontri di solo due giorni prima, cozzavano con il silenzio assordante delle strade deserte. Nessuno passeggiava in quei luoghi, niente urla di bambini né donne intente alle loro faccende, solo segni del fuoco e della violenza. Sembrava che tutti si fossero tappati in casa terrorizzati, un perfetto scenario da film apocalittico.

Davanti la sede del Partido Liberal c’erano fiori, corone e bigliettini per ricordare il giovane leader rimasto ucciso. Sinceramente mai mi sarei immaginato di vedere il centro di una capitale in quelle condizioni.

Ogni tanto, dato che lavoro in un negozio, la televisione passa qualche notizia e vedo sul volto dei clienti un sogghigno, un’espressione di vittoria. Come per dire “è stata dura, ma gliel’abbiamo fatta vedere”.

Il Paraguay ha dimostrato ancora una volta di avere un grande popolo che impara dal passato. Sanno cosa vuol dire essere sotto una dittatura, i più anziani l’hanno vissuta sulla loro pelle. Dal 1990 ad oggi hanno provato il sapore della libertà, e perderla oggi è per loro inaccettabile. E la difenderanno sempre.

 

Scritto da: Federico De Valeri per Il Mondo Che Vorrei

Editor: Matteo Berardi

 

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Video del giovane ragazzo ucciso 

 

Video della protesta

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Il Paraguay, la Nazione che si Ribella - Il Mondo Che Vorrei
Matteo Berardi
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